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Comunicazione di coppia

Come comunicare efficacemente nella coppia

Il nostro portale ha trattato molte volte il tema “Comunicazione di coppia” e propone molti articoli su questo argomento. La domanda è: “Quali possono essere alcuni consigli pratici per comunicare efficacemente nella coppia?

In tanti ne hanno parlato, ma chi meglio di due specialisti e coppia nella vita, possono spiegare come comunicare in modo più funzionale? Loro sono i coniugi Jhon e Julie Gottman! I Gottman negli anni, hanno realizzato un modello di ricerca e teorico molto utile e semplice.

Secondo questi due terapeuti, in una coppia che non comunica, prima di ogni cosa, bisogna eliminare quelli che definiscono “i quattro cavalieri dell’apocalisse”, ovvero: la critica, la difesa, il disprezzo e l’ostruzionismo. Proviamo quindi, attraverso i loro consigli, a capire come comunicare efficacemente con il partner. Vediamo innanzitutto quali atteggiamenti evitare per avere una buona comunicazione.

4 atteggiamenti da evitare per una buona comunicazione

  • Eliminare la critica. Per critica si intende l’atteggiamento di giudizio e di negatività che viene percepito dall’altro. Una migliore comunicazione potrebbe avvenire esprimendo un pensiero nel modo più neutrale possibile, partendo con un tono di voce basso. Circoscrivere la situazione al qui ed ora, senza far riferimento ad altri eventi passati. Gottman la definisce una “partenza gentile”, per fare in modo che l’altro accolga e comprenda senza sentirsi accusato o ferito.

In questo modo si evita di attivare un meccanismo a cascata, in cui il partner sentendosi attaccato, potrebbe mettere in scena il secondo cavaliere, ovvero la difesa (e il contrattacco).

  • Eliminare la difesa. I partner coinvolti in una comunicazione disfunzionale potrebbero rinfacciarsi eventi o situazioni accadute nel passato, potrebbero alzare il tono di voce, dicendosi frasi e parole offensive. In questo modo, si entrerebbe in un circolo vizioso dal quale sarebbe difficile uscire.

Chi fra voi ha visto il film “La Guerra dei Roses” ricorderà bene che i coniugi erano in una modalità conflittuale tale da ammazzarsi piuttosto che cedere alle richieste del partner.

Bisogna chiarire che non tutte le coppie utilizzano questi “cavalieri”, mettendo in scena litigate furenti. A volte può capitare che non si abbiano modalità comunicative così conflittuali e aperte, ma ciò non significa che non ci siano dei disagi latenti.

Ci sono coppie, ad esempio, che usano prevalentemente uno stile comunicativo più velato per svalutare e criticare l’altro e per schivare gli attacchi.

  • Eliminare il sarcasmo. Attraverso il cinismo, l’ironia tinta di sarcasmo, la battuta un po’ cattiva, un partner può svalutare l’altro, senza farlo in modo aperto, mascherandolo da scherzo. Questo però a lungo andare, non fa sentire stimato il partner ,trasmettendo nella comunicazione una mancanza di trasparenza. Il sarcasmo rompe la sintonia e la fiducia che è alla base di un rapporto di coppia.

E’ chiaro quindi che questo atteggiamento non permette di avviare un sano confronto, perché manca un contenuto esplicito e chiaro.

Pertanto provare a modificare il modo in cui si dicono le cose, parlando in maniera più chiara e trasparente, mettendosi in contatto con i propri sentimenti, può evitare di attivare il terzo ed il quarto cavaliere, ovvero l’ostruzionismo.

  • Evitare l’ostruzionismo perchè interrompe la comunicazione.Gli attacchi verbali del partner si interrompono perchè si arriva a saturazione, chiudendosi emotivamente e verbalmente. Il silenzio, in questo caso, non è portatore di significato, ma segno di chiusura totale nei confronti del partner e spesso viene utilizzato come punizione.

Pertanto, una volta capite le barriere e le dinamiche comunicative che si possono innescare, risulta più semplice rispondere alla seguente domanda.

Cosa si può fare per migliorare la comunicazione di coppia?

  • Essere chiari e trasparenti. Non lasciare spazio alla libera interpretazione, al dubbio, ai fraintendimenti, o al “tu lo sai già”. Esprimere in maniera precisa ciò che si prova e si sente, cercando di sintonizzare il linguaggio verbale a quello non verbale.
  • Porsi in un atteggiamento di ascolto attivo. Fare domande, essere empatico, ascoltare senza farsi travolgere dalla rabbia o dal dolore. Dare il tempo all’altro di parlare, senza controbattere o sovrapporsi.
  • Se si è arrabbiati, prendersi una pausa e riparlarne in un secondo momento. Quando si è in preda a emozioni negative molto forti si possono dire cose che non si pensano, usando affermazioni offensive. Prendersi una pausa permette di calmarsi e solo in un secondo momento è possibile esprimere il proprio stato d’animo.
  • Non proiettare, o vedere la situazione solamente dal proprio punto di vista. Per una buona comunicazione è più funzionale non proiettare aspettative e comportamenti che vorremmo vedere nel partner. Può essere più utile invece, mettersi nei panni dell’altro, cercando di vedere le cose anche dalla sua prospettiva.

Potete iniziare, con un semplice esercizio, provate a chiedervi:

Quali ambiti del rapporto vanno migliorate e come?


Potete interrogarvi a vicenda su:

Cosa si può fare reciprocamente per migliorare la comunicazione e per fare sentire l’altro supportato?

Tu cosa ne pensi? Cosa credi si possa fare a livello pratico per superare i problemi di comunicazione nella coppia?

Rispondi nei commenti.. Ti leggerò con piacere!

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Comunicazione di coppia

PRINCIPALI ERRORI COMUNICATIVI NELLE COPPIE

Quando si pensa agli errori comunicativi nelle coppie la prima cosa che viene in mente è il silenzio!

Si immaginano quelle scene da film in cui i coniugi, invitati a cena con dei conoscenti o amici, riempiono il silenzio con frasi di circostanza, o fingono di essere allegri per tutta la serata. Poi una volta a casa, impiegano un pò di tempo a discutere di cose quotidiane o di poco conto (gestione della giornata, suddivisione dei compiti..).

Successivamente cadono in un lungo e pesante silenzio, o si immergono ognuno nelle proprie attività per colmare il vuoto della loro relazione.

Tuttavia, se analizziamo nel profondo ciò che accade alle coppie che hanno difficoltà a comunicare si evidenziano alcuni “punti critici” che le caratterizzano, oltre il silenzio che è l’aspetto più evidente.

In uno dei libri più conosciuti e studiati di Watzlawick, “Pragmatica della comunicazione umana”, si spiega, attraverso 5 assiomi, l’importanza e l’influenza della comunicazione nelle relazioni e nei contesti.

Molto interessante è il terzo assioma. Esso afferma che ogni messaggio contiene un messaggio di contenuto (cosa comunico, ovvero la semplice informazione) e uno riguardante la relazione (come comunico, ovvero il tipo di interazione).

Proviamo a spiegarlo con un esempio pratico: una coppia che discute! In questo caso probabilmente ciò che è importante non è il contenuto ma l’aspetto relativo alla relazione. Cosa mi stai dicendo sui nostri ruoli nella coppia? che dinamiche si attivano tra noi? quanti e quali non detti ci sono?

Ovviamente questo avviene a livello inconscio e non sempre è chiaro, soprattutto se si è offuscati dalla rabbia e dal dolore. Dunque, è facile immaginare come si possa incappare in situazioni complesse che aumentano a dismisura il conflitto.

Quali sono alcuni errori comunicativi di una coppia?

Alcuni di questi errori sono:

  •  circoli comunicativi viziosi
  • escalation simmetriche
  • discussioni basate sul “botta e risposta”
  • “lettura” distorta del messaggio che invia il partner
  • silenzio come modalità di punizione

Alla base di queste dinamiche ci sono alcuni sono errori comunicativi nelle coppie, molto comuni tra i partner.

1. Se non parlo non comunico. Sbagliato! È impossibile non comunicare, così come espresso nel primo assioma di Watzlawick.

Il linguaggio non verbale è un potente mezzo comunicativo e lancia un messaggio molto più forte a volte di un urlo o di una lunga litigata.

Pensate a quante volte, pur dicendo di non essere arrabbiate/i, avete lanciato fulmini dai vostri occhi, avete serrato le labbra, incrociato le braccia o irrigidito la schiena.

Il partner capterà il vostro disagio, e probabilmente si arrabbierà ancora di più, così potrà non rispettare (e comprendere) i vostri tempi e silenzi. Oppure potrà reagire allo stesso modo, rispondendo alla vostra domanda “cos’hai?” con un provocatorio “Niente!”.

2. Se mi ami non amarmi. In letteratura per spiegare la potenza distruttiva dei messaggi incoerenti viene portato come esempio una mamma che dice al figlio “ti voglio bene”, a livello verbale, ma con un tono di voce arrabbiato o triste. Cosa comunica questa donna? Un messaggio ambivalente, perché contraddittorio sui due canali comunicativi (verbale e non), che genera ambiguità, sofferenza, confusione e insicurezza. Ci si chiederà a quale dei due messaggi si dovrà far riferimento, e agire di conseguenza. 

Esempi di doppi messaggi o messaggi paradossali nelle coppie possono essere: “Sii spontaneo”, “Amami”, “Ubbidisci”, “Dovresti rilassarti”, “Se non vuoi farlo, non sei obbligato”.

Sono situazioni nelle quali la persona si sente vincolata a compiere delle azioni, a vivere delle emozioni, altrimenti rischia la perdita dell’amore e della stima dell’altro. Ciò che la motiva ad agire, quindi, non è un sentimento spontaneo di interesse e piacere, piuttosto della paura di quello che potrebbe accadere se non lo facesse.

3. La butto a ridere..e finiamo “in caciara”! L’idea sottesa a chi usa l’ironia e il sarcasmo per criticare, per punzecchiare, per esprimere (in modo sotteso) il proprio disappunto è che sia un modo più leggero di comunicare, e meno offensivo. In realtà è una modalità inadeguata perché non permette al partner di mettersi in discussione, di prendere consapevolezza di ciò che all’altro può dar fastidio. Non si può avere un confronto chiaro e sano.

Può accadere che il partner risponda alla battuta con un’altra battuta, aumentando i livelli di disprezzo celato dietro la battuta e facendo perdere la stima reciproca. Se diventa una modalità perenne di comunicazione può creare forti crisi.

4. Cadere nella trappola del “Sempre” e “Mai”.  Quante volte durante un litigio, avete pronunciato queste due parole per riferirvi al comportamento del/la vostro/a partner? 

Queste due parole non dovrebbero essere utilizzate, perché inesistenti nelle relazioni (e aggiungerei deleterie), perché sono totalizzazioni; cioè tendono a farci credere che una cosa che è accaduta solo un paio di volte è accaduta sempre o, per contro, un atteggiamento mai avuto non sarà mai messo in atto. 

La parte diventa il tutto, un tratto diventa uno status, una condizione temporanea diventa perenneUna carenza o una dimenticanza in una situazione diventa pervasiva.

Questa tendenza è correlata alla creazione di pregiudizi ed etichette nei confronti del partner, che farà molta fatica ad eliminare.

Così se una persona ha fatto tardi ad un appuntamento o si è dimenticata una ricorrenza importante sarà velocemente etichettata come “il solito ritardatario”, o “non ti interessi mai di nulla all’infuori che di te”.

Questi errori comunicativi nelle coppie possono nel tempo lacerare il rapporto, e intaccare l’amore che unisce i partner. Perciò è un aspetto da monitorare (e migliorare) costantemente.

E tu cosa ne pensi? Cosa credi si possa fare a livello pratico per superare i problemi di comunicazione nella coppia? Rispondi nei commenti.. Ti leggo con piacere!

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Sessualità

I problemi più frequenti nelle coppie

Ci si interroga su quali possano essere i problemi più frequenti nelle coppie perchè la vita di coppia oscilla incessantemente tra periodi rosei e periodi più critici, aspetti del tutto fisiologici nei contesti relazionali. Da tutto questo non può fuggire la sfera sessuale.

Esistono coppie che vivono periodi in cui l’attività sessuale è più intensa, altri in cui, tra figli, lavoro e problematiche di tipo economico, il desiderio può subire un calo.

Ed ecco che il sesso ci induce a riflettere su aspetti fondamentali della nostra vita, tentando di comprendere quali potrebbero essere le aree in cui intervenire e gli aspetti da migliorare.

Quali sono i problemi sessuali più frequenti nelle coppie?

Mancanza di attenzioni

Soprattutto nelle relazioni a lungo termine, la routine e lo stile di vita frenetico potrebbero indurre le persone a mettere in secondo piano le attenzione rivolte al partner.

Non ci si concede più un momento per passare del tempo insieme, corteggiarsi o rivolgersi un complimento.
Viene così a perdersi quello che è il senso del “noi.

Quando si prende consapevolezza di questa situazione, la comunicazione potrebbe venire in nostro aiuto.
Sarebbe opportuno capire cosa si vorrebbe dare e cosa ricevere, senza avere vergogna o paura di esprimere quelli che sono i propri desideri.

Mancanza di tempo

Spesso i pazienti confermano di non fare sesso poiché non riescono a trovare il tempo necessario da dedicarsi l’un l’altro.

E se vi dicessi che quella del tempo è una scusa?

Solitamente le coppie che riportano questa problematica, in realtà ne stanno celando un’altra. Spesso si tratta di alcuni disordini, per esempio legati alla sfera emozionale o sessuali.

Alcuni dei problemi appartenenti alla sfera sessuale potrebbero essere:

  • disfunzione erettile;
  • calo del desiderio;
  • percezione distorta e rapporto negativo con il proprio corpo;
  • eiaculazione precoce;
  • anorgasmia.

Ovviamente a questi se ne aggiungono tanti altri.
Sarebbe molto importante parlarne con il partner, poiché il confronto potrebbe aiutare a trovare delle soluzioni efficaci.

Il calo del desiderio

Il calo del desiderio nella coppia rappresenta uno dei problemi più diffusi. Può essere causato:

  • da specifiche condizioni fisiche
    • dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
    • impossibilità di ricevere la penetrazione per la contrazione involontaria delle pareti vaginali (vaginismo);
    • squilibri ormonali;
    • aumento della produzione di prolattina;
    • ipotiroidismo;
    • alcune malattie croniche;
  • dall’assunzione di alcuni farmaci
    • contraccettivi ormonali
    • terapia orale a base di estrogeni;
    • antidepressivi;
  • da alcune condizioni psicologiche
    • pensieri negativi legati alla sfera intima, come ansia da prestazione, paura di gravidanze indesiderate, timore di contrarre malattie sessualmente trasmissibili;
    • depressione;
    • problemi relazionali;
  • da un periodo di particolare stanchezza o stress;
  • conflitti di coppia.

È importante, in questo caso, comprendere quale potrebbe essere la causa effettiva.

Sarebbe necessario instaurare una comunicazione aperta con il proprio partner. In questo modo sarebbe possibile comprendere e risolvere auspicabilmente molte problematiche che potrebbero emergere.

E’ importante aiutare le persone ad esprimere apertamente le proprie esigenze e a chiedere aiuto, senza provare alcun tipo di vergogna o sensi di colpa.

Problematiche mediche

Alcune patologie e i relativi trattamenti, infatti, potrebbero condizionare profondamente il funzionamento sessuale. Per esempio, il diabete o il cancro alla prostata possono provocare la disfunzione erettile. L’incapacità di parlarne apertamente con il partner potrebbe innescare una sorta di circolo vizioso e dar vita a una condizione di ansia.

Cosa potrebbe spingere una persona a non aprirsi all’interno della coppia?

Potrebbe avere paura, provare imbarazzo o temere di essere giudicati dall’altro come un fallimento. Per tale motivo, quando si decide di intraprendere un percorso con uno psico-sessuologo, sarebbe opportuno coinvolgere anche il partner.

La disfunzione erettile

Consiste nell’incapacità di raggiungere e/o mantenere un’adeguata erezione, tale da portare a termine un rapporto sessuale. Questa condizione può essere psicogena od organica.

Tra le cause organiche troviamo quelle:

  • vascolari;
  • ormonali;
  • neurologiche;
  • malattie sistemiche (per es. il diabete mellito);
  • altre cause di natura iatrogena (per es. terapie farmacologiche).

Nei pazienti più giovani la causa è quasi sempre di natura psicogena (per es. ansia da prestazione).

Le cause vascolari rappresentano il maggior fattore responsabile di una disfunzione erettile di natura organica. E’ stato dimostrato che la DE su base arteriosa potrebbe predire un eventuale danno vascolare in altre aree del nostro corpo, come il cuore o il cervello. E’ quindi possibile dedurre come la medesima disfunzione erettile potrebbe essere un sintomo di allarme di importanti patologie sistemiche.

Dolore durante i rapporti sessuali

È particolarmente frequente nella popolazione femminile.
Può costituire il sintomo di molteplici problemi, a partire da quelli strutturali fino ad arrivare a quelli psicologici.

Nel caso della dispareunia, le patologie che potrebbero associarsi a questa condizione potrebbero essere, per citarne solo alcune:

  • Candida;
  • Carcinoma della cervice uterina;
  • Cancro al collo dell’utero;
  • Cervicite;
  • Clamidia;
  • Endometriosi;
  • Gonorrea;
  • Malattia infiammatoria pelvica;
  • Malattia di La Peyronie;
  • Priapismo;
  • Vaginismo;
  • Vaginite;
  • Tumore dell’ovaio;
  • Polipi uterini.

È fondamentale individuare la causa, sia essa fisica (per es. vaginite, vaginismo, etc.) che psicologica (es. trauma, ansia, depressione, etc.).

Fantasie sessuali

Si tratta di immagini mentali che hanno lo scopo di stimolare le sensazioni sessuali. Costituiscono il cosiddetto “immaginario erotico”. Agiscono direttamente sulla risposta sessuale e possono essere consce o inconsce. Inoltre possono essere caratterizzate da contenuti sessuali espliciti, affettivi, oggettivi e simbolici.

In passato si credeva che andassero a sopperire alla mancanza di attività sessuale. Più recentemente è stato dimostrato che sono le persone con un’attività sessuale più soddisfacente ad avere più fantasie sessuali.

Sono del tutto naturali e non dobbiamo sentirci in colpa, soprattutto se siamo impegnati in una relazione e le nostre fantasie dovessero coinvolgere altre persone.

Perché parliamo di fantasie sessuali in un articolo sui problemi sessuali nelle coppie?

Spesso accade che le coppie inizino ad avere dei problemi proprio quando uno dei due decide di aprirsi all’altro e renderlo partecipe delle proprie fantasie.
Dovremmo percepire le nostre fantasie sessuali come qualcosa in grado di aiutare profondamente la nostra sessualità.

Posto questo, possono svolgere un ruolo molto importante nella relazione di coppia. Infatti ci sono persone che decidono di tenerle per sé, all’interno di una sorta di giardino segreto, e altre che non solo decidono di comunicarle al partner ma, anzi, gli propongono di metterle in atto.

Sono due i momenti principali in cui si decide di raccontarle:

  • Al di fuori dell’attività sessuale, in modo tale da raggiungere un’adeguata eccitazione sessuale;
  • Durante l’attività sessuale, per sostenere l’eccitazione sia propria che del partner.

Tutto questo necessita di una profonda intimità e complicità.

Occorre tenere però presente che non si dovrebbe MAI forzare o costringere l’altro ad attuare specifici comportamenti sessuali.

Un rischio che si potrebbe correre nell’aprirsi al partner è che la fantasia potrebbe rappresentare un motivo di scontro: infatti il partner potrebbe sentirsi ferito od offendersi.

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Dipendenza Affettiva

Dipendenza Affettiva: Perchè amo tanto e soffro?

“Che bello! Ho trovato l’uomo che mi piace, che finalmente mi capisce, però sento che la mia è una vera e propria dipendenza affettiva.. ma perchè amo tanto e soffro?’’

Che bello l’amore. Fa dimenticare parti di sé, fa vivere esperienze uniche e fa sperimentare emozioni che non credevamo potessero esistere così potenti.

Tuttavia, amare, non vuol dire dimenticarsi di sé.

Non vuol dire amare male o soffrire, questo no.

Cos’è la Dipendenza Affettiva?

E’ proprio quando ti rendi conto che la tua felicità viene affidata ad un’altra persona che potresti sperimentare la dipendenza affettiva.

Le relazioni che scegliamo, servono per rendere la nostra vita più bella; tuttavia alle volte capita che, senza capire bene come mai, si scelgano relazioni che rendono la nostra vita intrisa di dolore.

Ci si sente quindi frustati, insofferenti e tristi e con dei “picchi” di sconforto.

L’amore è un sentimento che fa sentire liberi, finalmente sereni e felici. L’amore è il motore che ci sposta, ci muove, che ci fa andare verso una direzione. L’amore è una pulsione di vita.

Per capire meglio, prendiamo ad esempio un reparto del SERT, il Servizio per le tossicodipendenze, o un reparto del SERD, il Servizio per le Dipendenze patologiche, facenti parte del Sistema Nazionale Italiano.

Probabilmente, proprio come come chi si trova in uno di questi centri, SERT o SERD, ha una dipendenza specifica, anche chi ama troppo, ha una dipendenza affettiva. Ricordiamoci sempre che l’amore, come già detto, è una pulsione di vita.

La dipendenza è una pulsione di morte. L’amore è libertà e ogni tipo di dipendenza chiude, rinchiude e fa affondare.

Quindi dove c’è dipendenza non c’è libertà e dove c’è dipendenza manca l’amore.

“Amare è come una droga e come i dopati rubano e si umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amare”.

La dipendenza affettiva è amore?

Quando si è innamorati, il senso di dipendenza dal partner è fortissimo e la voglia di fondersi con l’altro è molto alta.

Il senso di dipendenza dovrebbe diminuire con lo stabilizzarsi del rapporto per lasciare spazio a una percezione di pienezza e di autonomia reciproca.

L’amore immaturo dice:

ti amo perché ho bisogno di te.

L’amore maturo dice:

ho bisogno di te perché ti amo

– Fromm

Per poter parlare di una vera e propria dipendenza affettiva e per poterla riconoscere dovrebbero sussistere almeno 3 dei seguenti sintomi:

  • continui sforzi per poter controllare la propria relazione;
  • tempo dilatato investito nella relazione;
  • dolore profondo per l’assenza del partner e mancanza compulsiva dell’altro;
  • incapacità di lasciare il partner nonostante il dolore provato;
  • difficoltà di un attaccamento duraturo e profondo.

Quando la Dipendenza Affettiva diventa disfunzionale?

Nel momento in cui la relazione di coppia è vissuta come condivisione unica, indispensabile e necessaria per la propria sopravvivenza, devono suonare dei campanelli di allarme ed è sano chiedersi se non si sta iniziando a soffrire di dipendenza affettiva.

Se all’altro viene attribuita un’importanza tale da annullare se stessi e ascoltare i propri bisogni, soprattutto per paura che finisca la relazione, allora si può iniziare ad avvertire un vero e proprio malessere psicologico e fisico.

Dipendenza Affettiva e comportamenti disfunzionali

  • Avere una bassa autostima e una necessità continua di essere riconosciuti dal partner;
  • Forte paura della solitudine;
  • Paura della separazione e di stare soli;
  • Essere felici solo in presenza del partner e durante i momenti di condivisione della relazione;
  • Non cercare più di soddisfare i propri bisogni, ma pensare a quelli del partner;
  • Non vedere la coppia come unione di due individui separati che condividono dei sentimenti, ma come un tutt’uno;
  • Continuo bisogno di rassicurazioni.

La dipendenza è chiedere all’altro il diritto di esistere.. ma non siamo un errore da correggere, bensì un’anima da comprendere.

Noi donne siamo delle vere campionesse dell’amare troppo.

..e siamo spesso noi quelle che mettiamo da parte la NOSTRA FELICITA’ per far star bene il partner.

Nessun dubbio se abbiamo un partner che ci ama quanto noi amiamo lui, ma cosa accade quando l’uomo accanto a noi non merita proprio tutto il nostro amore?

Non si può stare sempre insieme ed è normale mancarsi durante il giorno, ma se in assenza del partner si è sempre nervosi ,il rapporto non va come dovrebbe e questo sicuramente non è “sano”.

Il suo amore nei tuoi confronti deve permetterti di stare bene anche quando non siete assieme, altrimenti, o si sta ‘’amando troppo’’, o si sta ‘’amando male’’.

Dipendenza Affettiva: cosa succede quando si ama troppo?

Pur a volte non percependolo, qualcosa, nella nostra vita cambia. Dopo tempo i cambiamenti ,il nostro modo di porci e il diverso rapporto con noi stesse finisce con il farci sentire inadeguate, meno forti e più fragili e sempre più infelici. Si finisce a non realizzare i propri progetti e a non poter vivere un amore piacevole come speravamo.

Come smettere di amare troppo? Possiamo chiederci:

  • Questa relazione è giusta per me?“
  • Ho gli stessi progetti di prima per me stessa?Mi voglio bene?
  • “Mi sento rispettata, ascoltata, accettata e supportata?’’

Ti lascio con queste domande su cui riflettere.

E tu cosa ne pensi? Cosa ritieni sia più utile fare per non soffrire all’interno di una relazione? Rispondi nei commenti.. Leggerò volentieri!

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Dipendenza Affettiva

Dipendenza affettiva: come uscirne?

Se ci rendiamo conto di soffrire di dipendenza affettiva, la prima cosa che vogliamo è sapere come uscirne.

Come smettere di essere dipendenti?

Smettere di essere dipendenti dal partner può comportare dolore e sensi di colpa.

Allo stesso tempo, però ci si rende conto di non poter far nulla per cambiare le cose.

Tuttavia, ho per te, una buona notizia: leggere questo articolo ti permetterà di prendere consapevolezza e sarà un ottimo primo passo per passare all’azione.

Ti ho già accennato del dolore e dei sensi di colpa, emozioni negative che possono essere profonde e forti, ma c’è ancora un’altra emozione negativa ed usurante: la rabbia.

E’ proprio su quest’ultima che dovrai concentrarti se vuoi veramente cambiare le cose. Attenzione però: non è certo offendendoti o scagliando su di lui tutte le colpe, con improvvise sfuriate o lunghe lamentele, che potrai risolvere la situazione.

Come usare la rabbia in modo costruttivo?

La rabbia che provi deve servirti da leva positiva per trovare la forza di cambiare, in primis, per te stessa!

Essendo dipendente affettiva, anche irrazionalmente, vuoi che risalti solo e soltanto il tuo partner. Questo meccanismo non è altro che una conseguenza del poco rispetto che hai per te stessa, ed un mix di altre questioni che dipendono molto più da te che dal tuo partner.

In certe situazioni, il tuo partner sembra non accorgersi di tale problematica e non ti aiuta ad essere e a sentirti al suo stesso livello.

Potrebbe approfittare di questa dinamica per puro compiacimento e a proprio vantaggio. In alcune situazioni potrebbe proprio non rendersi conto delle vostre dinamiche; in altre, invece, notando le tue fragilità, potrebbe cercare di sforzarsi per venirti incontro.

Dovrai quindi considerare in quale delle situazioni suddette ti trovi.

Rispetto la più auspicabile, ovvero quella in cui lui si rende conto del problema e cerca di aiutarti a “tirare fuori chi sei”, la risposta dovrebbe consistere nell’ accogliere i suoi consigli, cercando però di non vederlo come il tuo “formatore” e di non fargli ricoprire il ruolo di un padre.

Evita di fare in modo che diventi il tuo “coach”! Piuttosto, se ti senti “bloccata” , come spesso accade in tali circostanze, chiedi aiuto ad un professionista. Se farai così l’azione sarà partita da te e, questo primo passo, ti farà sentire di aver preso Tu il controllo di te stessa.

Nella seconda tipologia di situazione, nella quale il tuo partner si approfitta del tuo funzionamento, invece, dovrai agire ancora più individualmente.

Come posso essere più sicura di me?

ll consiglio che posso darti è:

“Riprenditi la tua individualità. Tu sei parte di una coppia ma è giusto che il tuo partner rispetti la tua identità”.

Prendi iniziative tu nella coppia! Comincia dalla cosa più facile per te e prosegui alzando sempre di più l’asticella, così potrai dimostrare di essere in grado di agire da sola per te e per voi.

Oltre a ciò, lascia più spazio alle attività e agli interessi che preferisci accrescere individualmente, come uno sport o un hobby.

Ben vengano le attività fatte assieme, ma tenersi qualche spazio per se stessi non potrà che dare spessore alla propria autoefficacia.

È importante aumentare la frequenza delle attività che scegli di svolgere, fino a che tu non raggiungerai la sensazione di esserti riconquistata la tua sicurezza, indipendenza e fiducia. Questo ti permetterà di rendere tutto ciò una costante consolidando questo nuovo modo di vivere.

Si tratta di trovare il giusto equilibrio per appagare la tua voglia di individualità, accettazione e realizzazione con ciò che desideri anche per la vostra vita di coppia.

Ti stai chiedendo se con questi comportamenti potresti sorprendere il tuo partner e coglierlo impreparato? Può darsi, almeno all’inizio, ma ciò che conta è che accolga tutto con orgoglio e piacevolezza. In tal caso, darete nuova vita alla coppia ed inizierà una fase positiva per te e per voi!

Se però, dopo esserti posta tali obiettivi e averli raggiunti, dopo essere stata più sicura e costante, avrai ottenuto solo un suo dissenso, allora dovresti iniziare a riflettere e chiederti se è davvero un bene che rimaniate assieme. La decisione finale potrebbe essere quella di concludere il rapporto o provare a proporre un percorso di coppia per arrivare in fondo ai vostri irrisolti.

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Comunicazione di coppia Narcisismo

Litigare con un Narcisista

Nelle coppie “sane”, il confronto con l’altro è sempre utile per la crescita della relazione e per comprendere maggiormente il punto di vista del partner.

Uno scambio di opinioni, permette di rendere il rapporto vitale e in continua crescita.

Tuttavia discutere o avere degli scambi di vedute differenti con un narcisista, presenta sempre dei rischi e risulta l’innesco di una bomba, pronta ad esplodere.

Una discussione anche banale può diventare motivo per scatenare una lite furibonda.

COME MAI IL NARCISISTA PROVOCA L’ALTRO, FINO AL PUNTO DI SCATENARE UN LITIGIO?

Per due semplici motivi:

  • Può controllarti e mantenerti in una posizione di sudditanza.
  • Provoca una tua reazione emotiva, il suo carburante.

Queste discussioni furiose, a seconda del tipo di narcisista con cui hai a che fare, possono essere espresse con violenza verbale o violenza fisica.

I litigi possono avere due tipologie differenti di innesco:

  • Il narcisista può scatenare l’inferno da una semplice banalità. Di punto in bianco, inaspettatamente, potresti ritrovarti ad essere offesa ed umiliata.

I pretesti possono essere infiniti:

“Perchè hai guardato il cameriere?”

“Potevi lasciarmi l’ultimo pasticcino, possibile che pensi solo a te stessa?”

“Come mai la mia camicia non è ancora stirata?”

A quel punto tu potresti rispondere all’accusa, senza sapere, che la tua risposta andrà ad alimentare ancora di più la sua indignazione.

Arriverai al punto di non comprendere più quale è il reale motivo di scontro.

Tuttavia non potrai fare altro che scusarti e cercare di trovare una soluzione pacifica per cercare di placare lo tsunami che ti ha travolto.

Ovviamente al narcisista non interessa trovare un accordo e del resto i motivi di scontro a lui interessano poco.

Quello che conta è che ha ristabilito il suo controllo e tu in futuro sarai ancora più attenta a cercare di prevenire le sue reazioni rabbiose.

Impresa impossibile!

  • La sua furia potrebbe attivarsi perchè tu gli lanci un’accusa. O meglio, lui la interpreta come un’offesa alla sua persona.

Potrebbe essere un osservazione che gli fai, un leggero rimprovero, un sottolineare che vorresti più attenzioni, che avrebbe potuto comportarsi meglio con i tuoi genitori, che dovrebbe trovarsi un lavoro, ecc .

Anche qui i motivi sono infiniti.

A quel punto sentendosi ferito in modo ingiusto, credendo di avere ragione e non sopportando che una persona che lui considera un “oggetto”, possa anche solo pensare di fargli notare qualcosa, scatenerà la sua rabbia.

Anche in questo caso a seconda del tipo di narcisista che ti trovi davanti, potrai avere violenza verbale o fisica.

COSA FARE?

Cerca di evitare il confronto, mantieni un tono di voce neutro, non farti vedere emotivamente coinvolta.

Sapendo che lui cercherà solo dei pretesti per litigare, è bene farsi scivolare addosso le accuse.

Le tue risposte e reazioni non faranno altro che alimentare il suo fuoco e qualunque reazione emotiva tu potrai avere  (piangere, arrabbiarsi, scusarsi, accusarlo) non farà altro che dargli carburante.

Dove possibile: non rispondere al telefono o interrompere la comunicazione, allontanandosi fisicamente.