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Come riconoscere i giochi del non amore

giochi del non amore

I giochi del non amore sono delle strategie relazionali nelle quali i partner sono molto coinvolti e fanno molta fatica a svincolarsene.

Quale tipo di persona mette in atto questo gioco perverso, e per nulla divertente?

  • Una persona narcisista, manipolatoria, che apparentemente non esprime emozioni, che appare sicura di sé e tiene in scacco l’altro; oppure..
  • Una persona dipendente a livello affettivo ed incapace a svincolarsi da situazioni dolorose. Le persone che instaurano un legame tossico nel ruolo sia di vittima che di carnefice sono persone accomunate dall’estremo bisogno di essere amati, sostenuti, confermati e desiderati.

In entrambi i casi, anche se in modo diverso, questi uomini e donne, ricercano intensamente per “stare al mondo” e star bene, amore a 360
gradi dal partner.
Per parlare del vuoto legato a questo bisogno che si genera nell’infanzia e si trascina nell’età adulta, si usa il termine “ferita narcisistica”. Il bambino non riceve ciò che si aspetta: attenzione, rispecchiamento emotivo, contenimento, calore. E nel tempo ciò genera disistima, chiusura, perché si sperimenta distanza e dolore.
E così in alcuni casi, come nel narcisista, si sposta il focus su altro (lavoro, sport, studio..) in cui eccellere e dimostrare che si è degni di amore (in primis a se stessi e poi all’immagine interna dei propri cari).

In altri casi come nelle persone vittime di narcisisti o dipendenti, si spende la maggior parte del proprio tempo ed energie in azioni volte ad elemosinare l’amore tanto cercato.

È importante sottolineare che non sempre la ferita si crea in seguito ad esperienze traumatiche o di reale abbandono. Il vissuto soggettivo prevale sulla realtà e può slatentizzare aspetti di personalità più deboli o fragili.
Ad ogni modo, ciò che accade è che spesso la persona non amata da adulta cercherà di riprodurre e rimettere in atto lo stesso “copione relazionale” di quando era piccola.

Perché procedere così sebbene sia fallimentare e doloroso?

Da un lato perché è l’unica modalità di ricevere e dare affetto che si conosce. Dall’ altro, perché si attiva in maniera automatica e spesso inconsapevole.

Cosa fare per rompere il circolo vizioso?

Il primo passo a livello terapeutico è riconoscere il proprio programma disfunzionale. L’obiettivo è sviluppare la consapevolezza del malessere e della sofferenza generata da alcune modalità relazionali cronicizzate nel tempo.

Successivamente, occorrerà modificare l’approccio relazionale e soprattutto la gestione delle emozioni. Lo scopo sotteso è riparare quell’antica ferita del passato, imparando ad avere relazioni autentiche e
sane.
Peter Shellenbaum definisce le modalità con cui si innescano relazioni disfunzionali “giochi del non amore”.
A volte si diventa molto abili nell’attuare sempre lo stesso “Modus operandi”, come una firma, un modo di essere sempre uguale. Altre volte si combinano varie modalità, adattandole a chi si ha di fronte, rendendo più difficile comprendere la strategia del non amato.
Ad ogni modo, si può ricercare e identificare un elemento comune alla base di tali meccanismi: la presenza di due forze contraddittorie che agiscono a livello individuale.

Una è il messaggio interno che la persona ha strutturato su di sé e sul suo modo di stare al mondo ed è legata alla ferita. La voce interiore, spesso inconscia, dice “non c’è amore, non sei degno di riceverlo” o frasi similari di disprezzo e odio.

L’altra tendenza è quella dell’Io, della parte più consapevole e razionale che dice “eppure deve esserci amore anche per me, lo devo cercare e ottenere!”.


Da questa contraddizione per alcuni nasce un connubio naturale, tanto che ci si abitua al dolore in nome di un bene più grande ovvero l’amore! Non si vede che si è prigionieri di questa condizione. E si va avanti stando in relazioni caratterizzate da sofferenza, sottomissione, mancanza di rispetto.

Ci si chiede:

  • come mai colludo sempre con una persona sbagliata?
  • perché dò tanto e non ricevo altrettanto in cambio?
  • mi stimerà veramente? o mi sto solo illudendo?

Insomma, cambiano le modalità, le dinamiche relazionali, i ruoli ma il bisogno è legato al ricevere amore a tutti i costi.
A volte si prova anche un lieve piacere all’idea di doversi meritare l’amore dell’altro. Ovvero, ci si illude che più l’amore è complesso e difficile da raggiungere più sarà grande la ricompensa.
Il piacere che si sviluppa nei giochi del non amore non è così irrilevante e infrequente.

Nonostante la persona si renda conto del disagio generato da quella situazione, la nasconde a se e agli altri.
La rottura violenta, avviene quando una delle due voci dice “no, adesso basta!” e contrasta con l’altra, si ribella.

In terapia può aiutare per uscirne fuori attuare la tecnica della catastrofizzazione, ovvero immaginare una situazione e estremizzarla fino alle peggiori conseguenze possibili. Visualizzarsi in quella situazione, sentire le emozioni che si proverebbero, dirle a voce alta e condividerle col terapeuta o con lo psicologo, aiuta a poco a poco a prendere contatto con la realtà. Con la maggior presa di consapevolezza nasce anche il rifiuto dal permanere di determinate condizioni avverse. Perciò, spesso, si innesca la spinta al cambiamento.

Il desiderio di riprendere in mano la propria vita, di amarsi prima di essere amati, nasce dalla presa di coscienza di mettere in atto giochi del non amore.

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